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mercoledì 13 dicembre 2017

Recensione: "Mi hanno fatto sedere qui" - Francesca Cuzzocrea

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Titolo: Mi hanno fatto sedere qui
Autrice: Francesca Cuzzocrea
Editore: Lettere Animate Editore






 
Viviamo e accumuliamo esperienze, sorrisi, abbracci, amori, dolori.
Accumuliamo ricordi.
Li custodiamo nei piccoli cassetti della nostra mente, creando un archivio cerebrale di notevoli dimensioni. Spesso rispolveriamo il nostro archivio personale, aprendo alcuni cassetti, facendo prendere aria ad alcuni ricordi, rivivendo momenti importanti, significativi, dolci, dolorosi.
Belli o brutti ci ricordano chi siamo, cosa abbiamo vissuto, superato e metabolizzato.
I ricordi parlano di noi, ci definiscono.
Cosa accade quando il nostro archivio inizia ad avere problemi, funzionando male e cancellando parte di ciò che custodisce?
Ci sono malattie degenerative, come la demenza senile o l'Alzheimer, che in modo subdolo arrivano piano piano, si muovono lentamente e quasi impercettibilmente iniziano ad erodere la nostra memoria. Non si fermano, al contrario camminano e acquisiscono sempre più forza, bruciando molte cellule e facendo sparire parti sempre più grandi dei nostri ricordi, del nostro vissuto, di noi stessi. Ci fanno dimenticare chi siamo, chi sono le persone accanto a noi, le nostre emozioni e le cose che ci sembrano banali, come l'esatto ordine di vestizione. Sono malattie che distruggono non solo le cellule cerebrali ma soprattutto la dignità delle persone.
In questo romanzo, scoprirete cosa vuol dire assistere impotenti alla sparizione dei propri ricordi e di se stessi.


“Mi presento: sono Adele.
O almeno quello che rimane di lei.
Sono un piccolo sussurro della sua coscienza, nascosta in un angolo sempre più buio della sua memoria.”
(citazione tratta dal testo)


Adele è la protagonista di questo romanzo, una donna di 75 anni che vive in una casa di cura. È affetta da demenza senile e i suoi ricordi si stanno affievolendo ogni giorno di più. Attraverso le sue parole viviamo e percepiamo il profondo dolore per una perdita a cui non si può ribellare o lottare, ma solamente subire. Le capitano giorni in cui si sveglia e non riconosce la stanza in cui si trova o pensa di essere ancora una bambina e cerca con tenerezza la sua mamma.
I suoi ricordi arrivano in modo improvviso, senza avvisare, a volte basta un suono, un odore, un oggetto per farli riemergere dal buio in cui erano caduti. Attraverso i suoi ricordi, riusciamo a ricostruire la sua vita passata, entrando in profondità nell'anima di questa donna e delle sue due figlie.
Tre voci di donne che raccontano il loro modo di accettare e relazionarsi a questa malattia, in grado di devastare non solo le cellule cerebrali ma anche famiglie e figli.
Un romanzo delicato, intenso, educativo. Un libro che racconta la malattia, l'amore, i rapporti familiari, il dolore, mettendo sempre in primo piano il rispetto e la dignità della persona malata.
Un testo profondo e che fa riflettere molto, chi ha vissuto con parenti che hanno avuto queste malattie, sanno cosa vuol dire vederle spegnersi, non solo fisicamente ma anche mentalmente. Vederli indifesi, impauriti e non poter fare nulla se non stare loro accanto; è doloroso assistere impotenti a ogni ricordo che sparisce per sempre nell'oblio.

“...Ed ora eccomi qui, la mia voce è sempre più sottile, ma finché esisterò racconterò di me. Penso, dunque esisto.
Ancora.”
(citazione tratta dal testo)


Buona lettura!!!




Marianna Di Bella

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